Ragazzo riflette con murales in Inghilterra

Spesso dentro di noi nasce la voglia di uscire dalla routine, ampliare i propri orizzonti e riprendere in mano la propria vita. È quello che è successo a Samuele, che partendo per un’esperienza all’estero è riuscito a migliorarsi sotto ogni aspetto.

Ciao Samuele! Cosa puoi dirci di te?

Sono Samuele Siano, vivo a Terni e ho fatto un anno all’estero in Gran Bretagna, dove ho frequentato il South Devon College di Paignton. Lì la scuola è molto diversa! Scoprire nuove abitudini e avere un rapporto più amichevole con i docenti mi ha subito aiutato a combattere la mia timidezza.

Quindi si direbbe che l’esperienza ti abbia cambiato. Potresti dirci di più?

Sono cambiato sia dal punto di vista psicologico sia fisico. Prima avevo i capelli lunghi e a guardare la carta d’identità adesso quasi non mi riconosco! Però il cambiamento più grande è stato superare la mia timidezza e aprirmi verso nuove culture e nuove avventure.

Qualcosa in particolare ti ha spinto verso questo cambiamento?

Credo sia stata la monotonia della mia città italiana e il fatto che mi sentissi annoiato e stanco di questa situazione. Avevo bisogno di un cambiamento forte che mi spronasse a crescere e smuovere questa stasi, in modo da riprendere in mano la mia vita. Mi sono detto: non ho nulla da perdere! Anzi, devo lanciarmi in questa sfida con me stesso.

Quindi l’idea di fare questa esperienza c’era da un po’ di tempo…

Sì, ho valutato l’anno all’estero per più di un anno e nel farlo mi ha aiutato un ragazzo che conosco. Sentirlo parlare dell’esperienza fatta e vedere la sua apertura mentale mi ha convinto ancora di più che era la scelta giusta da prendere. Mi interessava soprattutto aprire gli occhi e la mente verso le altre culture, oggi più che mai penso sia davvero importante.

Qualche attività in particolare ti ha aiutato a migliorare mentalmente?

Vivere con una famiglia che non conosci ti mette subito alla prova: nuove abitudini, nuove regole, nuove persone… Devi anche fare i conti con alcuni privilegi che in Italia davi per scontato e che vivendo con altri potresti non avere più. Ho sempre preso queste “difficoltà” come un’occasione per migliorarmi, accettando anche l’imprevisto. Ad esempio, in Italia venivo sempre accompagnato a scuola, mentre in Inghilterra non potevo permettermi di perdere l’autobus!

E invece, per quanto riguarda il cambiamento fisico?

Quello è stato a 360 gradi: prima ero timido e solo l’idea di fare uno sport di squadra mi metteva a disagio. Cambiare famiglia e città mi ha convinto anche a buttarmi in nuove situazioni. In Inghilterra andavo in palestra, partecipavo a vari gruppi sportivi, conoscevo persone nuove continuamente. Fare sport è stato un modo semplice e veloce per cambiare e vedere abbastanza in fretta che la mia routine era diversa da quella italiana, più dinamica e piena di nuove esperienze da provare.

Gruppo di amici in giro per una città inglese

In cosa si è tradotto questo cambiamento, una volta tornato?

Mi sono accorto di essere cambiato perché tanti me lo dicevano! Mentre vivi un cambiamento non te ne accorgi, ma chi ti rivede dopo un anno lo percepisce subito. Ma alcuni cambiamenti li ho notati nella vita di tutti i giorni. Sono più flessibile, più estroverso e ho ridimensionato priorità e problemi. Prima mi preoccupavo per un’interrogazione, ora analizzo la situazione e capisco come affrontarla senza perdermi d’animo. Questo mio modo di vedere le cose ora mi è molto utile come rappresentante di istituto del mio liceo. Forse il regalo più grande che mi ha fatto questa esperienza.

Era un tuo sogno nel cassetto?

Proprio così! Ho sempre sognato di essere rappresentante di istituto, ma non ne ho mai avuto il coraggio. Dentro di me sapevo che potevo farlo, ma c’era sempre qualcosa che mi bloccava. Tornato dall’anno all’estero, felice dell’esperienza fatta e abituato a provare tante cose nuove, mi sono subito candidato senza pensarci e ce l’ho fatta!

Guardandoti indietro, cosa consiglieresti a chi, come te, vorrebbe partire per riprendere in mano la propria vita?

Di partire con la voglia di imparare tanto dagli altri, senza pregiudizi. Non bisogna aspettarsi di accettare immediatamente le nuove culture ma darsi il tempo di conoscerle. Capire che la diversità può essere una grande ricchezza, è il primo passo. L’anno all’estero vale molto di più di un normale quarto anno in Italia: impari sicuramente una nuova lingua, ma soprattutto esci dalla tua zona di comfort e cambi la tua prospettiva su tante cose. E in fin dei conti, per me è proprio questo che significa essermi ripreso in mano la mia vita.

Cover photo by Lua Valentia on Unsplash

Sara Nosenzo

Author Sara Nosenzo

In WEP mi occupo di materiale promozionale, cartaceo e digital. Ho vissuto 3 mesi a Bruxelles per uno stage. Adoro scrivere storie di fantasia, spesso di notte, i film e le serie in lingua originale.

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