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Studiare in Danimarca: la storia di Valentina

Studiare in Danimarca permette di vivere in un Paese che riconosce l’importanza della sostenibilità e delle tematiche ambientali. Ce lo racconta Valentina, che ha imparato tanto dal suo anno all’estero in Scandinavia.

Ciao Valentina! Cosa puoi dirci di te?

Sono Valentina Facchi e al momento vivo a Torino per frequentare l’università. Sono però originaria di un paesino del bergamasco, Endine Gaiano. Ho vissuto la mia infanzia e adolescenza nella natura, in mezzo al verde, circondata da montagne e colline. Finché non ho deciso di partire per l’anno all’estero in Danimarca.

Perché hai deciso di studiare in Danimarca?

In prima superiore ero stata in vacanza a Copenaghen con i miei genitori e mi aveva colpita l’atmosfera tranquilla e rilassata che si respirava, nonostante fosse una capitale europea. Ero rimasta affascinata dal senso di pace. Mi fido molto delle mie percezioni e il ricordo della sensazione provata in Danimarca ha indirizzato la mia scelta rispetto alla destinazione per il mio anno all’estero. E poi ero curiosa di sapere se era vero tutto ciò che le statistiche dicono: che è il Paese più felice del mondo.

La Danimarca è conosciuta per la sensibilità alle tematiche ambientali. Lo hai percepito nella tua quotidianità?

Moltissimo. A differenza dell’Italia, in Danimarca, se si vuole essere poco “inquinanti” si può. Mi riferisco soprattutto ai mezzi pubblici: in paese o in città, lì si vive tranquillamente senza automobile. Durante il mio anno in Danimarca non mi è mai successo di incontrare un autista scortese, di rimanere imbottigliata nel traffico o di aspettare un pullman in ritardo: gli orari sono rispettati, sempre; quando gli autobus raggiungono la fermata in anticipo (perché succede, arrivano in anticipo) aspettano l’ora esatta per ripartire. Certo costano di più, ma i danesi sono disposti a pagare per avere un sistema efficiente.

Anche muoversi in bicicletta è più facile. Le strade sono divise in tre: una corsia per le macchine, una per i pedoni e una per le biciclette. Le piste ciclabili sono ovunque, anche nelle zone industriali o più isolate. Non è pericoloso spostarsi. Quando ho deciso di studiare in Danimarca non ero capace ad andare in bicicletta, ma i miei genitori ospitanti hanno insistito molto perché imparassi. Mi hanno procurato la bici e mi hanno insegnato.

In Danimarca si fa la raccolta differenziata?

Certo, si rispetta l’ambiente anche con la raccolta differenziata. Nei supermercati è prezzata solo l’acqua, per il contenitore che la contiene si paga una cauzione. Ci sono dei macchinari per raccogliere le bottiglie di plastica e lattine usate che restituiscono i soldi a seconda del recipiente inserito. E comunque tutti bevono l’acqua del rubinetto. Quella in bottiglia è considerata un bene di lusso. Ricordo un aneddoto che mi aveva fatto riflettere: una sera, a cena da un’amica, il compagno della mamma ospitante aveva portato l’acqua frizzante San Pellegrino. In Italia si portano il vino o il dolce.

Sfruttando la presenza dei macchinari per riciclare le bottiglie di plastica e le lattine in cambio di qualche corona, io e alcuni miei amici ci siamo appassionati alla raccolta di bottigliette abbandonate nei luoghi pubblici dai loro proprietari e abbiamo iniziato i nostri viaggi verso i vari supermercati della città: allora lo consideravo un gioco, ma con il senno di poi questa cosa mi ha permesso di ragionare e scoprire quanto io ci tenga all’ambiente. Nonostante ci siano gli strumenti per riciclare, infatti, purtroppo non tutti i danesi li usano.

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Credi i giovani siano più sensibili all’ambiente in Danimarca?

Il rispetto per l’ambiente in Danimarca è insegnato fin dall’infanzia. Non credo sia una questione di età, quanto di cultura. I giovani sono forse più sensibili ma passivamente, non in modo proattivo. Hanno gli strumenti per esserlo.

E comunque anche in Danimarca esiste lo spreco. Mi aveva stupito soprattutto la quantità di cibo buttata dalla mia famiglia, dai supermercati, dai ristoranti e a scuola dai miei compagni. La mia più grande soddisfazione è stata quella di aver fatto da esempio ai miei due fratelli gemelli ospitanti, che vedendomi hanno iniziato a portare la pasta del giorno prima per il pranzo, da riscaldare nel microonde della scuola.

Come potrebbe cambiare la mentalità degli italiani riguardo all’ambiente?

Prima di tutto credo sia un processo graduale e che tutto parta dall’azione del singolo, nel proprio piccolo. È soprattutto il comportamento di ognuno a fare la differenza, anche se alcune proposte potrebbero partire dal governo. In Danimarca, ad esempio, si vogliono eliminare tutte le auto a gasolio entro il 2030 in favore di quelle elettriche. Addirittura i battelli sui canali sono elettrici. Le auto poi costano molto care perché sono tassate di più, il carburante e lo stesso ottenimento della patente di guida ha un prezzo che è tre o quattro volte di quello italiano. Nella mia famiglia, ad esempio, una macchina era spartita tra quattro persone e tutti preferivano gli spostamenti in bici.

Studiare in Danimarca ha cambiato alcune tue abitudini nella vita di tutti i giorni?

Appena tornata non ho percepito grandi cambiamenti, sono emersi piano piano. La mia famiglia è sempre stata attenta alle questioni ambientali: mio padre lavora nelle energie rinnovabili; ho una casa autonoma energeticamente, con gas a induzione, pompa di calore e pannelli fotovoltaici; non abbiamo mai sprecato cibo…

Ho però notato un graduale cambiamento. Studiare in Danimarca ha modificato tanti miei comportamenti: vado sempre in giro con la mia borraccia, il mio contenitore per il pranzo, le mie posate; bevo acqua di rubinetto ovunque; faccio la spesa al mercato per evitare le confezioni in plastica (con mia grande soddisfazione ho convertito anche le mie coinquiline a questa sana abitudine).

Anche l’abitudine di spostarmi senza macchina deriva dall’aver studiato in Danimarca. Ogni giorno vado all’università a piedi, che dista 2,5 km da casa mia. Andrei in bicicletta, ma a Torino ho paura, è troppo pericoloso. Ho imparato ad apprezzare il tempo dedicato alla passeggiata.

Alcune esperienze, poi, mi hanno resa più sensibile sulle tematiche ambientali: ad esempio durante le lezioni di biologia abbiamo studiato il processo di purificazione dell’acqua piovana e di fonte per renderla potabile e abbiamo analizzato alcuni campioni in laboratorio. Lì ho capito che l’acqua in bottiglia può essere meno salutare di quella dell’acquedotto, perché rilascia microplastiche dannose per il nostro corpo.

Bandiera Danimarca
Danimarca in bici

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Dopo la laurea triennale mi piacerebbe iscrivermi ad economia ambientale. Vorrei lavorare nel campo della sostenibilità, in aziende “amiche dell’ambiente”. Nella mia quotidianità cerco di avere una bassa impronta ecologica e di produrre pochi rifiuti, ma vorrei dare un contributo più concreto anche con il mio futuro lavoro.

Studiare in Danimarca mi ha dato la spinta per intraprendere questo percorso e sicuramente mi ha resa più responsabile anche sulle tematiche legate all’ambiente. La terra è una e la stiamo distruggendo. Fortunatamente i giovani sono più attenti alle questioni legate all’ambiente, anche perché le previsioni fatte dagli scienziati sul clima parlano di anni in cui noi ragazzi saremo adulti, non morti e sepolti.

Mi ha colpita in particolare un avvenimento: quest’anno, subito dopo il climate strike, mio padre ha venduto due impianti fotovoltaici a due famiglie. Di solito ci vogliono circa tre/quattro mesi per farlo. I figli hanno partecipato allo sciopero e i genitori hanno voluto fare un’azione concreta per il loro futuro. Forse è un piccolo segno: ma è nel piccolo che si intravede il cambiamento.

Elena Arneodo

Author Elena Arneodo

Racconto il mondo WEP e dei nostri ragazzi. Ho alle spalle un anno all’estero in Finlandia, corsi in Spagna e UK, teacher assistant in Austria e coordinatrice di gruppi in molti Paesi del mondo: amo le nuove prospettive.

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